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Una nuova legge elettorale è possibile?

10 ottobre 2011, 11:07 am | Fallo girare!

Con la pubblicazione di questo articolo prende ufficialmente il via la mia collaborazione con iMille.

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Su quali principi dovrebbe basarsi un progetto di legge elettorale che vada a sostituire la legge 21 dicembre 2005, n.270 (c.d. “Porcellum”)? Utilizzando una definizione del Professore Antonio Agosta dell’Università degli Studi Roma Tre (tra i massimi esperti nel campo a livello internazionale, che ho avuto la fortuna di avere come maestro), con la legge Calderoli ci troviamo di fronte ad un sistema “maggioritario nazionale di coalizione”, con successivo riparto proporzionale dei seggi all’interno di ogni schieramento. Cercherò di sottolineare i principali problemi che pone questo attuale congegno normativo e successivamente dirò la mia su una possibile proposta di legge. La prima questione che salta agli occhi, analizzando l’attuale legge elettorale, è che a causa del premio di maggioranza spettante alla lista o alla coalizione di liste che ottiene la maggioranza relativa (alla Camera su base nazionale, al Senato su base regionale), i partiti sono portati ad un’aggregazione forsennata. Un’aggregazione solo momentanea ed apparente, data la successiva, evidente frammentazione interna alle coalizioni. Credo però sia giusto sciogliere un equivoco. Questo tipo di alleanze può delinearsi con qualsiasi sistema elettorale e lo dimostrano i fatti: tra il 1993 ed il 2005 gli italiani si sono recati alle urne votando con il cosiddetto “Mattarellum”(che potrebbe tornare in vigore dal 2012, per via referendaria), meccanismo mediante il quale il 75 % dei seggi veniva ripartito attraverso il sistema maggioritario uninominale. Eppure le grandi ammucchiate erano ugualmente presenti. Lo scorso anno si è votato in Gran Bretagna con un sistema (oramai consolidato negli anni) al 100% maggioritario. I due principali partiti, e sottolineo partiti, hanno ottenuto l’86,7 % dei seggi (306 i conservatori, 258 i laburisti) con il 65,1 % dei voti (36,1 % i conservatori, 29% i laburisti), mentre il terzo partito, il Liberal Democrat, ha ricevuto il 23 % dei voti, ottenendo 57 seggi. Fermiamoci un attimo. Escludendo il 25% dei seggi che il Mattarellum distribuiva a livello proporzionale (con qualche differenza tra Camera e Senato, ma non ci dilunghiamo), quel sistema e quello anglosassone sono praticamente uguali. Per quale motivo l’effetto prodotto da due sistemi identici non è stato lo stesso? Per una questione di cultura politica, rispondo. Teoricamente il Partito Conservatore (o quello labourista) sarebbe potuto entrare in coalizione con il Libdem prima delle elezioni, avendo così la possibilità di vincere in più collegi. Ma non l’ha fatto, sudandosi “da solo” i seggi da conquistare e cercando un accordo con Clegg solamente dopo le elezioni. Da noi c’è una propensione al rischio bassissima, e si cerca la scorciatoia prima per ritrovarsi nei guai poi. Bisogna dunque capire che è l’effettiva realtà del sistema dei partiti a circoscrivere l’ambito delle scelte tecniche operabili. E che una volta concepito un sistema elettorale, bisogna anche riuscire a farlo funzionare.
Detto questo, all’interno dell’attuale sistema è a mio parere riscontrabile un difetto di trasparenza, laddove esso prevede la possibilità per lo stesso soggetto di candidarsi in più circoscrizioni. Così come può essere ravvisata una carenza di legittimazione democratica nella parte in cui la legge stabilisce l’assegnazione di un premio di maggioranza ex post: non si tratta infatti di un premio che nasce “durante” la competizione nel collegio, come accade altrove, ma di un surplus che viene assegnato successivamente. Allo stesso modo criticabile è stata la scelta del legislatore dell’utilizzo del meccanismo delle cosiddette liste bloccate, presenti anche nel sistema spagnolo e in parte in quello tedesco, affiancate però da una maggiore democraticità interna ai partiti. Per queste, che sarebbero sufficienti, e per altre ragioni, il “porcellum” dovrebbe essere superato. In che modo? Si potrebbe prendere spunto da un modello già consolidato: il sistema elettorale spagnolo, esempio di proporzionale razionalizzato. Sottolineo prendere spunto, non importarlo così com’è, dato che bisognerebbe sempre adattare i modelli al contesto storico-politico d’interesse, non il contrario.
Questo sistema consoliderebbe il bipolarismo italiano, rafforzando il bipartitismo senza spazzare via le altre forze politiche, per mezzo di uno “sbarramento implicito” che dovrebbe essere collocato attorno al 5-6%, con circoscrizioni mediamente composte da 15-20 seggi, tranne in alcuni casi specifici nei quali si potrebbe pensare di “allargare” le circoscrizioni per dare maggiori possibilità di conquistare seggi ai partiti medio-piccoli (o, viceversa, “restringerle”). La legge elettorale dovrebbe far parte di una riforma complessiva dell’ordinamento costituzionale. Si potrebbe ad esempio partire dalla c.d. bozza Violante, che prevede tra le varie proposte che il numero dei parlamentari venga ridotto a 500 Deputati e 250 Senatori. Ma su questo versante ci si è sufficientemente soffermati in altra sede e, se sarà il caso, ne parlerò volentieri in futuro.
Vorrei aggiungere che con il meccanismo sopra descritto i partiti territorialmente forti verrebbero premiati nelle zone in cui pesano maggiormente. Questo aspetto potrebbe rivelarsi utile per una possibile intesa parlamentare sulla norma. Fatte queste considerazioni, occorre ricordare ai due “partiti maggiori” che rimane fondamentale sforzarsi per ottenere consensi: senza quelli non si va da nessuna parte, qualunque sia il sistema elettorale in vigore.

(per iMille)

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Topics: informazione, partito democratico, politica | No Comments »

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