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La politica e la questione morale
4 agosto 2011, 11:07 am | Fallo girare!Ho sempre apprezzato Gianni Cuperlo e spero che in futuro possa ricevere lo spazio che merita. L’ho sempre apprezzato per le cose che dice e per come le dice. Se parlasse un po’ più spesso, dunque, sarebbe meglio (l’esatto contrario di quello dovrebbero fare tanti altri). Ieri, con il solito post lungo lungo, si è soffermato sulla questione morale:
Ecco, forse è tempo di invertire il senso di marcia. Per riuscirci si deve ripiantare e coltivare come un bene indisponibile la distinzione tra partiti e istituzioni. Chiamiamola pure una riscoperta dell’autonomia della politica rispetto allo Stato. Ma è la sola via per ridare influenza alle classi dirigenti: abbassando la soglia dei costi o dei privilegi quando ci sono, e insieme elevando il discorso pubblico. In fondo è quello che ci è stato chiesto nell’ultima fase e che ci ha spinto al successo nel voto per i sindaci e per i referendum. Cos’erano quelle folle, quelle piazze, se non un attestato di volontà e un segno di rottura? Sarebbe da irresponsabili liquidare un patrimonio del genere arruolandolo tout court nel campo dell’impolitica. Dopo gli anni bui della destra quei mondi, di donne lavoratori movimenti, sono la condizione per aprire una fase costituente che ponga al centro la qualità della nostra democrazia, il bene più prezioso che c’è. Seppure in un passaggio che non è privo di apprensioni chi se non i democratici e una sinistra più larga è in grado di farlo?
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