Sursum Corda

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Lunga vita alla partecipazione

14 giugno 2011, 1:26 am | Fallo girare!

Il centrodestra ha preso un’altra scoppola. O sberla, che dir si voglia. Perché signori miei, un governo non può basare le proprie politiche principalmente su due temi, legittimo impedimento (giustizia) e nucleare (energia), e poi dire che lascia libertà di voto ai propri elettori quando capisce che sta per “riprenderle” a distanza di 15 giorni. Non può farlo. Il fatto che i dati relativi all’affluenza e ai voti espressi per i quattro quesiti sono stati praticamente uguali, evita, tra le altre cose, di sentire commenti del tipo “si capisce che è stato il nucleare a condizionare anche le altre votazioni!“. No, la sconfitta è politica e avviene su più fronti. E quelli interni bruciano forse ancora di più. E non è che il quorum è stato raggiunto “perché la Lega al nord ha votato per i referendum“. Anche per quello. Ma, all’interno dell’elettorato di centrodestra, c’è chi, rispetto alle camicie verdi, ha addirittura contribuito maggiormente a questa nuova bocciatura per il governo: infatti, a dispetto di quanto viene detto, secondo Emg sarebbe andato a votare il 44,8% degli elettori del Pdl e il 39,5% di quelli del partito di Bossi.
Continuate a scherzare sul bunga bunga, dai.
Ha vinto l’Italia, perché la democrazia si nutre di partecipazione. E la voglia di partecipare sta salendo sempre di più. Gli italiani sono andati a votare tre volte nel giro di un mese. E, dato che scriverlo e leggerlo è bello, è stata raggiunta quella cosa chiamata quorum che non si vedeva dal lontano 1995 (nel 2006 teoricamente non ce n’era bisogno, essendo un referendum costituzionale).
Ha vinto il comitato referendario. E su questo non c’è storia.
Ne esce vittorioso il centrosinistra, che nella sua versione coraggiosa è andato praticamente in toto a votare. Quindi l’Idv che ci ha creduto fin dall’inizio (sempre secondo Emg è andato a votare l’80,5 % dei suoi elettori), SeL che ha appoggiato da subito la campagna (ha votato il 75,2% dei suoi) e il Partito Democratico (77,5% del suo elettorato) che, specialmente nelle ultime settimane, ha spinto le proprie masse a recarsi alle urne.
E, da tutta questa storia qui, esce senza dubbio più forte che mai Pierluigi Bersani. Quei personaggi politici che, a detta di qualcuno, avrebbero influito pesantemente sul suo operato, si possono oramai rassegnare al fatto che, se il segretario compie una scelta, la porta avanti e si rivela quella vincente. È successo per Milano: dire qualche giorno prima che lì si sarebbe vinto facile non è cosa da tutti. Si è ripetuto con il referendum: metterci la faccia, a dispetto di quello che ti consigliavano i saggi, denota personalità e particolare tatto. Detto questo, cerchiamo di essere chiari: da domani mattina, in parlamento, si deve fare battaglia sulla nostra proposta di legge sull’acqua.
E per quanto riguarda la lunga via da percorrere prima di arrivare al governo del paese, ripeto più o meno quello che dissi il 30 maggio.
Se vogliamo rappresentare il motore del cambiamento, c’è ancora un intero palazzo da costruire.
Mi rassicura il fatto che le fondamenta su cui poggerà sembrano essere davvero solide.

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Topics: partito democratico, politica | No Comments »

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